Sedia con le ali – Pilar Aguirre
Febbraio 15, 2008 in Arti Visive, Foto di Bianca Madeccia, Installazione, Pilar Aguirre | Tags: Foto di Bianca Madeccia, Installazione, Pilar Aguirre, scultura, sedia con le ali
Febbraio 15, 2008 in Arti Visive, Foto di Bianca Madeccia, Installazione, Pilar Aguirre | Tags: Foto di Bianca Madeccia, Installazione, Pilar Aguirre, scultura, sedia con le ali
Theme by Ben Eastaugh and Chris Sternal-Johnson. Get a free blog at WordPress.com.


28 comments
Comments feed for this article
Febbraio 15, 2008 a 11:12 pm
Michelangelo
mi scappa una domanda provocatoria…
è arte?
Febbraio 16, 2008 a 9:14 am
Bianca Madeccia
secondo te? Tu cosa ne pensi?
Febbraio 16, 2008 a 10:24 am
melpunk
uhm, questione non semplice da dirimere, e che prevede lunghe discussioni, riflessioni ecc ecc. un po’ troppo per un sabato mattina. ma un interrogativo giustissimo.
intanto: l’idea di sedia con le ali è splendida. il contrasto tra un oggetto proprio dello stare, della stabilità e le ali, organo del volo. interessante
Febbraio 16, 2008 a 8:48 pm
Michelangelo
Bianca, mi giri la domanda. Forse è indicativo del fatto che ti poni lo stesso quesito anche tu.
Sicuramente è un oggetto bizzarro.
Di qui a dire che è un’opera d’arte, ci vuole un coraggio che non ho.
Michelangelo
Febbraio 16, 2008 a 9:03 pm
Bianca Madeccia
Caro Michelangelo, ti giro la domanda perché come Picasso credo che l’opera sia aperta, che “non siamo noi che guardiamo le opere, ma sono le opere che guardano noi”, cioè, l’artista si esprime nell’opera e il mondo interiore di chi guarda, interpreta e fruisce l’oggetto d’arte attraverso la propria sensibilità. Quindi, l’opera d’arte la costruisce in gran ‘parte l’occhio di chi guarda…
Io non amo spiegare quello che faccio. Amo invece che siano gli altri a dirmi ciò che ‘vedono’.
La cucina è arte? L’enologia è arte? Un tramonto è arte?
Non lo so. Ma raramente mi faccio spiegare dai manuali le regole di ciò che deve o non deve emozionarmi. Per me sono arte anche i disegni che il vento crea sulla sabbia. Le “arti” per me, non stanno esclusivamente nei musei… Soprattutto se si considera che interessi commerciali e mercantili esistono dietro l’affermazione di gran parte dell’arte.
Quindi, ti ho girato la domanda e tu mi hai risposto: per te non è arte. Punto.
Per me potrebbe esserlo, per molti motivi differenti tra loro. Punto.
Un caro saluto.
Bianca
Febbraio 16, 2008 a 11:35 pm
Michelangelo
Ciao Bianca,
è molto interessante quanto affermi: “l’opera d’arte la costruisce in gran ‘parte l’occhio di chi guarda…”
A conferma del fatto che il concetto di arte non può prescindere dal concetto di interpretazione, dunque da una sua connotazione soggettiva.
Ciò premesso, a mio avviso, un opera d’arte è frutto della creatività e della capacità tecnica dell’artista ed è un manufatto in grado di comunicare e trasmettere emozioni.
I dipinti di Caravaggio, Van Gogh o Picasso sono opera d’arte.
La cucina e l’enologia possono essere considerate arte in tale accezione.
I disegni che il vento crea sulla sabbia non sono arte, in quanto non vi è nessuna “arte” nè “artista” nel comporli. Sono il risultato di processi naturali. Al limite, potranno essere considerate interessanti le leggi che li governano.
Anche per me le “arti” non stanno esclusivamente nei musei. Non ho affermato nulla del genere, in effetti.
Ma torniamo alla sedia e alla mia domanda: “potrebbe esserlo” non significa “lo è”.
O sbaglio?
A presto
Michelangelo
Febbraio 17, 2008 a 10:02 am
Bianca Madeccia
Caro Michelangelo,
“l’arte” è prima di tutto un linguaggio o una somma di linguaggi, poi, un concetto sociale e dinamico che nei secoli si è continuamente evoluto (come ogni linguaggio) includendo nuove concezioni e pratiche. Quello che solo due secoli fa era pura fantasia, oggi esiste ed è considerato ‘arte’.
Attualmente, si naviga sempre più verso il concetto di arte effimera, senza durata, e una parte della critica sostiene che questo tipo di arte sarebbe ‘arte pura’ perché al di fuori di ogni logica mercantile (vedi le installazioni).
Se tengo aperta la mente, tra un paio di secoli, non faccio fatica a pensare che, magari, si eliminerà anche il concetto di autore e artista, e allora, che sia stata la mano umana o meno a forgiare un oggetto, potrebbe risultare indifferente: e se si procedesse in questa direzione, forse, potrebbe essere considerata opera d’arte anche una pietra comune che abbia determinate caratteristiche estetiche ed emozionali.
Alcuni artisti vanno già in questa direzione, guarda, se hai tempo, nei miei link la voce “architetture di sabbia” di Lughia, e vai a vedere la sua galleria on line. Ma Lughia non è l’unica a fare questo tipo di ricerca.
Oppure, per tornare al ‘manufatto’ e ad altri oggetti ‘bizzarri’, guarda il sito di questa artista argentina http://www.silvialevenson.com/.
O ancora, per tornare indietro solo di qualche anno, pensa, ad esempio, all’arte cinetica di Munari.
Tornando a questa sedia, e alle arti codificate dall’uomo, per me è sicuramente arte. Il design industriale o d’autore è arte al pari della gastronomia e dell’enologia, la mail art, la grafica e l’origami già da molti anni. E non sono io a dirlo. Un linguaggio deve saper comunicare e trasmettere bellezza alle comunità del suo tempo.
Ti lascio questa frase letta proprio stamattina di un autore vivente (ah, le concidenze!): “Ogni epoca può fare arte con i mezzi che si trova a disposizione, schizzare via più rapida di quanto ci sta già mutando, oppure ricorrere ai mezzi precedenti e già desueti, con i quali solitamente si cerca di tenere buoni e fermi coloro i quali, per loro stessa natura, sono in perpetuo transito. [...] (Gabriele Frasca)
Sulle pietre e sui disegni della sabbia ci vorrà un po’ più di tempo ma ci arriveremo. Si tratta di far fuori il narcisismo arrogante degli esseri umani, e non è affatto facile
Cari saluti
Bianca
Febbraio 17, 2008 a 6:10 pm
Michelangelo
Cara Bianca,
ti ringrazio per la risposta, interessante, completa e ricca di spunti (sapevo che non sarebbero mancati!)
Mi piace provocare queste discussioni, perchè rappresentano un interessante momento di scambio e riflessioni.
Riconosco valida la definizione di arte come linguaggio, mezzo di comunicazione ed è giusto che non vi siano limiti alle forme che questa può assumere (personalmente ritengo artistici anche alcuni videogiochi!)
Le mie perplessità invece si rivolgono verso un certo tipo di arte che è ritenuta tale non per uno sforzo creativo e tecnico ed un messaggio intrinseco, ma per una attribuzione nominale. Insomma, la faccenda di Duchamps e affini.
Inoltre, alcune installazioni plastiche, ma questa se vuoi è una considerazione strettamente personale, vengono meno al principio del “comunicare e trasmettere bellezza alle comunità del suo tempo”.
buona domenica
Michelangelo
Febbraio 18, 2008 a 12:00 am
Bianca Madeccia
@Michelangelo, le installazioni direi che in gran parte sono figlie dirette dell’arte concettuale, e l’arte concettuale, forse, non si pone come obiettivo esclusivamente la comunicazione del bello. Diciamo che se consideriamo le emozioni a 360 gradi, beh, in mezzo ci sono sicuramente anche la rabbia, la noia, e tante altre belle cosette…
un caro saluto e grazie a te per il passaggio,
Bianca
Febbraio 18, 2008 a 9:32 am
Bianca Madeccia
@Paolo, vero, lo stare, il sedere e le ali tradizionalmente sono contrapposti. Grazie. Riesci sempre a far coincidere leggerezza e intelligenza, lo stare, l’essere, la solidità e le ali, appunto
))
un carissimo saluto
Febbraio 18, 2008 a 11:38 pm
melpunk
beh avrei voluto dire qualcosa di più ma ero proprio frullato. quindi bene così!!! un saluto pieno di curiosità!
Febbraio 19, 2008 a 11:09 am
roberto matarazzo
leggo volentieri il tuo “sedia con le ali” quale visione aptica che l’oggetto della creazione stabilisce con il fruitore e la fruisco quale oggetto (anche) ritrovato sulla scia di man ray tendente al concettuale ma del concettuale prende l’idea in metamorfosi verso la creazione di opera compiuta da percepire con i sensi, tutti: ed è emozione pura e mi suggerisce una continuità dell’opera verso altra opera sincronica: se sulla spalliera ricurva posizionassi un quadro (mio) allusivo alle metamorfosi, poi l’insieme rifotografato dopo la visione si potrebbe ottenere non la somma di due oggetti ma oggetto unicum prodotto da due singolarità diverse per tradizione culturale e formazione creatrice. Con gli occhi della mente sto immaginando. So che l’altro esperimento, AMORE, non è forse stato di tuo gradimento (mia impressione) ma ha dell’antigrazioso ed era (è) ciò che volevo percepire_far percepire, e il perchè sta sedimentato nel ricordo onirico che mi ha condotto al fare.. con stima crescente
roberto
Febbraio 19, 2008 a 11:15 pm
Bianca Madeccia
@Mel, io invece son frullata oggi e domani lo sarò ancora di più
Saprai tutto quando sarà il momento caro Paolo, a meno che, tu non mi riveli in anticipo i turpi retroscena della faccenda di San Gennaro che ben conosci
saluti, solare fanciullo
@Roberto: Tutta la mia stima a te e alle tue bellissime creazioni, e perdona gli alfabeti distratti e le lettere smarrite, con affetto, Bianca
Febbraio 20, 2008 a 12:20 pm
melpunk
bianca
no non posso svelare nulla, come tu ben comprenderai. metto da parte la curiosità e attendo. e intanto, il rag. ghiringhelli ti ringrazia sentitamente e ti invita a prendere un succo di albicocca all’ombra del suo gazebo di palissandro realizzato dalla ditta Refola. saluti
paolo
Febbraio 20, 2008 a 4:21 pm
melpunk
Febbraio 20, 2008 a 6:43 pm
Bianca Madeccia
capisco e non insisto
Sul foglietto delle istruzioni per il montaggio del gazebo ho trovato questo:
Il palissandro è una famiglia di piante di alto fusto dalle quali si ricava un legno pregiato utilizzato per la produzione di mobili, nella costruzione di alcuni strumenti musicali e per la produzione di olio essenziale usato in farmacia. Si presenta con una polpa di colore bruno attraversata da venature nerastre.
Le specie più apprezzate sono la Dalbergia nigra, la Dalbergia latifolia detta palissandro indiano, il palissandro brasiliano detto anche di Rio o di Bahia. Il legname ricavato da queste piante ha un odore dolciastro molto persistente ed è per questo che viene detto anche legno di rosa (rosewood in lingua inglese). Altre varietà di palissandro crescono in Asia del sud, in America centrale e in Madagascar. Questo tipo di Albero è stato nominato anche nello spot pubblicitario di un piano tariffario di una nota casa di telefonia Mobile promotori dello spot furono i celebri attori italiani Aldo, Giovanni è Giacomo.
Febbraio 20, 2008 a 8:19 pm
melpunk
io il palissandro me lo ricordo bene perché a volte lo utilizzava il falegname che stava vicino casa nostra e dove mio padre andava a fare il suo “bricolage” (in pratica ha arredato l’intera cucina più cospique parti di casa con i mobili fatti da lui). ma non c’era solo il palissandro ma decine di legni essenze venature colori cortecce odori diversi
Febbraio 20, 2008 a 9:39 pm
Bianca Madeccia
Altre coincidenze. Anch’io sono cresciuta (in parte) tra i trucioli di vari legnami. E conosco l’odore, le venature, la consistenza al tatto di legnami molto diversi tra loro, lavorati o grezzi. Ma il palissandro no.
Quello l’ho conosciuto molto tardi sui libri di scuola e quasi sempre associato all’ebano come sinonimi di preziosità e ricchezza
Nella ‘mia’ falegnameria, i legni più esoterici erano noce o ciliegio lavorati artigianalmente in modo da renderli più preziosi.
E i tarli! Che battaglie epiche quelle tra i tarli e gli antichi amanuensi del legno!
Febbraio 20, 2008 a 11:29 pm
melpunk
nooo i tarli no!!!!! mi è tornato alle narici l’odore del petrolio che mio padre iniettava con una siringa nel legno dei mobili attaccati dai simpatici rosicatori
Febbraio 21, 2008 a 11:02 am
Bianca Madeccia
E la ceralacca per tagliare ogni via di fuga ai meschinelli! Buco per buco per centinaia, a volte, migliaia di buchi! Imprese epiche quotidiane assimilabili per fatica ed impegno certosino all’opera di trascrizioni manoscritti dei monaci d’altri tempi! Quelli si che combattevano l’avanzata delle legioni del Male
Febbraio 21, 2008 a 4:14 pm
melpunk
tarli come legioni del male. questa poi!!!
ahah mi piace
Febbraio 21, 2008 a 4:45 pm
Bianca Madeccia
dal punto di vista del falegname i tarli sono l’impero del male,
così come dal punto di vista degli allergici alla polvere lo sono gli acari, e dal punto di vista dei parrucchieri la calvizie che avanza…and so on, and on, and on… Sarebbe bello un libro scritto dal punto di vista di tutti questi piccoli , invisibili Templari delle soglie del bene…
saluti!
Febbraio 22, 2008 a 1:02 am
melpunk
beh c’è qualcuno che si è dedicato allo studio delle polveri, uno a quello delle schiume… trovi tutto nel libro Doppio zero di Marco Belpoliti (einaudi)
Febbraio 22, 2008 a 9:08 am
Bianca Madeccia
“Saggista e scrittore, Marco Belpoliti offre in questo volume una sorta di piccola mappa della contemporaneità, tracciata da prospettive insolite e curiose. L’autore prende in esame l’alfabeto del corpo e le teste parlanti, gli scarabocchi infantili e quelli degli adulti, le forme dell’acqua, la pietra, la polvere e la schiuma, Alice e i lombrichi, la nascita delle vetrine e l’espansione degli ipermercati, il virtuale e il museo Lombroso, la fotografia e il disegno, le architetture, la cybergeografia. Nelle pagine finali traccia il profilo di nove autori contemporanei, maestri della sociologia, dell’antropologia, della fotografia, della letteratura, visti sotto l’ottica del “pensiero visivo”.
Sei veramente prezioso Paolo, il genere di saggio che prediligo, amo i comparatisti culturali
Lo compro nei prox giorni…
Grazie
Febbraio 22, 2008 a 2:40 pm
melpunk
buona lettura! (dev’essere una cosa contagiosa…)
ahah
saluti
Febbraio 23, 2008 a 1:00 am
maria pina ciancio
Questa sedia, un pò metafora di un uccello con le ali, mi ricorda quelle di un tempo dondolate per ritmare le ninne nanne e i sogni dei bambini. Mapi
Febbraio 25, 2008 a 12:07 pm
roberto matarazzo
bianca ieri notte, nel dormiveglia, onirismo tattile o altro non lo so ho immaginato di “appendere” (termine orribile, lo so ma serve) il frontespizio del mio viaggio nel dentro la poesia, sta viadellebelledonne, METAMORFOSI DEGLI SPAZI LETTERARI in seno a questa tua SEDIA con un risultato visivo incredibilmente affascinante.. e c’era, nel sogno, una Donna vestita con un peplo e che si accompagnava con una lira: sorta di greco_romana che, nel cantare recitato, muoveva il corpo con fare sensuoso terribilmente femminile e che donava aria di enigma a composizione fatta di un foglio colorato con sedia immaginifica.
Un colore,
roberto
Febbraio 25, 2008 a 10:22 pm
Bianca Madeccia
Grazie Maria Pina, vero, questa è una sedia che culla al sonno e dolcemente ti porta in voli onirici. un abbraccio. Bianca
Roberto, sempre molto eleganti i tuoi lavori. Con affetto, Bianca