Qui non viene data integralmente la preghiera di Maqroll il Gabbiere. Abbiamo riunito solo alcune delle sue parti più salienti il cui uso quotidiano raccomandiamo ai nostri amici come antidoto efficace contro l’incredulità e la gioia immotivata.

Diceva Maqroll il Gabbiere:

 

Signore, perseguita gli adoratori del serpente lascivo!

Fa che tutti concepiscano il mio corpo come una fonte

    inesauribile della tua infamia.

Signore, secca i pozzi che stanno in mezzo al mare dove i

   pesci copulano senza riuscire a riprodursi.

Lava i cortili delle caserme e vigila sui neri peccati della

   sentinella. Genera, Signore, nei cavalli l’ira delle tue

   parole e il dolore di vecchie donne senza pietà.

Smembra le bambole.

Illumina la stanza del pagliaccio. Oh Signore!

Perché infondi quell’impudico sorriso di piacere nella

   sfinge di stracci che predica nella sala d’aspetto?

Perché hai tolto ai ciechi il bastone con cui laceravano la

   densa felpa del desiderio che li assedia e li sorprende

   nelle tenebre?

Perché impedisci alla selva di entrare nei giardini e di

   divorare i sentieri di sabbia percorsi nelle sere di festa

   dagli incestuosi, dagli amanti attardati?

Con la tua barba da assiro e le tue mani callose, presiedi,

   Oh fecondissimo! la benedizione delle piscine

   pubbliche e il conseguente bagno degli adolescenti

senza peccato.

Oh signore! accogli le preghiere di questo scrutatore

   supplicante e concedigli la grazia di morire avvolto

   nella polvere delle città, addossato alle gradinate di

   una casa infame e illuminato da tutte le stelle del

   firmamento.

 

Ricorda Signore, che il tuo servo ha osservato pazientemente

   le leggi del branco. Non dimenticare il suo volto.

Amen.

 

 

(da “Gli elementi del disastro”)