
(…)
Per la nostra società evitare lo sforzo è una condizione di felicità. La comodità è felicità nell’era della tecnica e della dimenticanza dell’essere. Tutti noi preferiamo beneficiare di qualche comodità. L’inganno sta nel farne l’unica idea di felicità possibile. (…) L’idea che conti solo il risultato è fondamentalmente ridicola poiché non si tratta del risultato ma del percorso. In altre parole, il risultato finale è per tutti una tomba. Se l’uomo perde l’idea di percorso, perde tutto. La questione dello sforzo non è dunque morale ma ontologica. (…)
Evitare lo sforzo ha paradossalmente portato la nostra società a una grandissima fatica. Essa affronta così come una fatalità ciò che aveva tentato di annullare. (…) Non si è più in grado di pensare uno sforzo di emancipazione, di creazione, d’amore, di pensiero. Essere troppo stanco può non piacermi, ma non organizzo la mia vita cercando di sottrarmi alla fatica. La fatica è simmetrica alla felicità nel nostro mondo. Mi può piacere essere felice ma se oriento la mia vita in funzione soltanto della mia felicità, trovo il suo contrario.
Se organizzo la mia vita in base al rifiuto di qualsivoglia fatica la subisco sotto forma di depressione e d’impotenza. La fatica attuale dipende dall’immenso sforzo prodotto per evitare ogni tipo di sforzo.
(…)
(Da “Contro il niente. ABC dell’impegno.” Miguel Benasayag, Feltrinelli)
(Foto di Bianca Madeccia)


4 commenti
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agosto 25, 2008 a 2:56 am
Guido Tedoldi
Cito una frase del post: «L’idea che conti solo il risultato è fondamentalmente ridicola poiché non si tratta del risultato ma del percorso». Mi pare che spieghi tutto, o comunque gran parte delle difficoltà che abbiamo di rapportarci con le altre persone.
Non sappiamo niente di loro. Non abbiamo proprio idea di quali siano i loro talenti e le loro idiosincrasie – e spesso anche quando ce le spiattellano davanti siamo troppo impegnati a guardare le nostre per accorgerci che c’è in corso un tentativo di contatto.
Poiché non abbiamo nessuna idea dell’impegno che gli altri ci stanno (o non ci stanno) mettendo, ci basiamo su un solo parametro per giudicare: il risultato. E lo riteniamo «oggettivo».
Non funziona così, santiddio.
Non conosco Miguel Benasayang. Il titolo del libro, però, mi colpisce. Mi informerò.
Guido Tedoldi
agosto 25, 2008 a 11:05 am
Bianca Madeccia
Miguel Benasayang è uno psicanalista-filosofo franco-argentino. Ti piacerebbe molto, perché è uno dei pochi pensatori, a mio modesto parere, che non accetta l’imbarazzante e oscena consuetudine del “così fan tutti” e si sobbarca (ma non credo faccia alcuna fatica, anzi, credo sia per lui una felicità), il compito dei ‘pensatori di sfondamento’, degli attaccanti, delle punte: criticare, analizzare, produrre pensiero vivo, essere antagonista, non solo alla cultura dominante, ma al pensiero antagonista stesso.
Viviamo in un mondo in cui lo scienziato, lo psicologo, il filosofo, il biologo, l’economista si limitano alla ‘pratica fruttuosa’ e sembrerebbero aver rinunciato all’idea che l’umanità abbia soprattutto bisogno di pensiero, di semi, di crescita.
Anch’io mi sono imbattuta in questo libro vagando per librerie, e mi sono soffermata proprio grazie al titolo. Che dire Guido? Leggo e rileggo questo prezioso abbecedario che mi apre spazi di respiro e sguardo immensi e credo che M. Benasayang diventerà un punto di riferimento delle mie letture.
Cari saluti e felicissima di rivederti da queste parti. Spero tutto bene. Bianca
agosto 25, 2008 a 9:00 pm
Guido Tedoldi
Sì, le cose vanno abbastanza bene. Migliorano, tra l’altro, anche perché non ho più una serie di zavorre che mi sono lasciato alle spalle. E perché, guardandomi indietro, mi accorgo che in tante cose belle che ho fatto c’ero anch’io. Dirai che è ovvio (se le ho fatte per forza c’ero anch’io) invece ci sono delle volte in cui perdiamo di vista i fondamentali, e crediamo a persone che ce le raccontano diversamente.
Spero stia bene anche tu (dalle molte iniziative di cui parli in questo blog, mi pare di poter intuire che sia così).
Ciao
Guido
agosto 25, 2008 a 10:15 pm
Bianca Madeccia
Io invece mi sono proprio liberata del passato e dei suoi pesi.
Anche per me le cose sono migliorate molto e, credo di essere solo all’inizio di cambiamenti anche più importanti.
Pazienza e leggerezza che la strada è ancora lunga.
Un grande augurio per i tuoi progetti, con affetto, Bianca