I viaggiatori delle spiagge di settembre sono silenziosi. Arrivano lentamente e si dirigono ognuno con passo diverso verso la luce dorata. Cercano il vuoto e se proprio devono condividere spazi, si avvicinano a persone prive di elettricità distruttiva.

Nelle prime camminate concentrate come quando provi un movimento nuovo tutti quei fiori blu e cerchi di controllare tutta l’esecuzione, ci riesci ma ancora non è fluido dissolte nell’acqua tutte quelle corse a piedi nudi sulle scogliere e tutte quelle persone che e tutto quel camminare sulla sabbia a qualcosa è servito ti ricordi come stavamo bene? ti ricordi come ci divertivamo? è grave ma come si fa a perdersi le scarpe tutta quella strada per trovare il ristorante vietnamita e tu sei caduta senza avvertirmi?

(Pietre dense di solchi strati segni rosa nere rese lucide dallo strusciare infinito del piede umano aranci limoni amaranti rose bianche e pitasforo schiuma di mare caledoiscopio di luci crepe di bellezza ovunque)

 

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La ricerca di radiazioni calme, solitarie, benefiche è quello che li muove al viaggio. Esternamente non li distingui dagli altri in mezzo alla folla ma sono tutti consci della fievolezza della luce.

toglietevi rocce alberi ruscelli fango pioggia fatemi largo io non posso camminare così ho bisogno di spazio in fondo è anche un po’ merito mio parliamo tutti da soli forza e grazia devo lavorare su questo ora mannò? anche tu? sì ho imparato la lezione finalmente mai fidarsi degli sconosciuti

(in questo spazio sospeso c’è tutta l’indolenza campana, quella che dolcemente ti avvolge nella “controra” anche le onde ritmicamente sembrano accompagnare l’eterno ritorno a noi)

 

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Tutti alla ricerca dell’ultimo raggio di sole, di una luce che attraversi quietamente tutti quegli strati a risanare a far rinascere.

ma non è tanto la risposta ogni cosa che incontro mi fa una domanda e sono le domande che contano devo capire l’essenza intima della domanda che si fa un sasso o l’acqua o una foglia se voglio fare luce su questa porzione di realtà che vivo cinque minuti fa sì fango ruscelli da attraversare sante scarpe in goretex che perfetta macchina da passo sono non perdo un colpo anch’io ho fame ora i piedi i piedi sono importanti per stare ben piantati a terra una specie di metafora dell’aderenza alla realtà e della distribuzione del peso tu che vuoi?

(sinfonia di intonaci leggeri e alternati a graffi incrostature rughe poco profonde strade strette ampi respiri occhi serrati fessure stilettate che ti cercano il cuore ma anche levità eleganza inferriate turchesi su muri aragosta amaranto giallo strette di mare nodi reti di corda antica ardesia contro rosa ciclamino contro bianco e il verde acqua contro terra bruciata sfumature sottili polveri discrete di gialli contrasti felicità cinerine e rupi rosse screpolature incuria divina quotidiana sale deserto grado zero di umanità universi trascinati nelle reti)

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Camminano, corrono, giocano, si muovono. Dai loro piedi danzanti o in movimento ritmico e continuo traspare l’armonia che presiede il fluire: entusiasmo e piacere di vivere. Il gesto frenetico e scalpitante, invece, mostra l’impazienza e la voglia di muoversi ancora del cercatore di luce delle spiagge di settembre.

le gambe devono reggere i rami la saldezza la pesantezza le radici per permettere alle foglie di nascere e morire via libere ancora quei silenzi che non ho mai capito sai anche allora mi inquietavano fai la faccia triste quando stai in silenzio che pensi? spedisci spedisci spedisci mandami quelle tue foto furbe cerchiamo di capire che vuole ma tu mi vedi strana? cambiata? perché? a che stavi pensando ora? dimmi la verità a me sai che puoi dirla questa solitudine

(Camminare ancora ancora ancora come se baciassi il suolo con i piedi in un gesto di adesione magnetica alla terra, mentre, come se amassi, come se l’onda che batte sui fianchi schiuma fosse non più simmetria i piedi invocano cercano vogliono pretendono l’irregolarità della pietra camminare camminare ancora ed ancora ancora ancora ancora ancora)

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I viaggiatori delle spiagge di settembre fanno parte tutti della razza dei cercatori di luce. Anch’io. S’apre la terra alla pioggia che viene giu’ odorosa nel cavo delle mani aperte a conchiglia. Qui, seduta, che bella nottata di vento è stata questa. Ha spazzato via ogni ricordo. Ha cancellato tutto. Ecco che ora anche le mani profumano come la terra dopo la pioggia. Torna finalmente la luce, libera per essere colta.

 

(Walkscapes – Partitura per tre movimenti)