Le mani sorelle”, assieme, sono capaci di tessere storie vere, impastate di esseri umani, poesia, vita, disagio e anche, perché no, sorriso. “Le mani sorelle” è il nome del laboratorio di scrittura del Centro per la cura e la ricerca sui disturbi del comportamento alimentare Asl di Lecce.

 Qui mie poesie, ma invito a frequentare il sito non solo ed esclusivamente per la pubblicazione di miei testi ma anche e soprattutto perché dedicato ad un argomento di cui si misconosce l’importanza.

L’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari riguardano in Italia un totale di circa 3 milioni di persone. Sono definite patologie della dipendenza. Ma cosa sono esattamente?

Anoressia: scelta di non alimentarsi fino al rischio di morte. Bulimia: mangiare quantità seriali di cibo per eliminarlo con il vomito auto-indotto più volte al giorno, anche con uso e abuso di lassativi e diuretici Obesità: assunzione di cibo senza limite fino a raddoppiare o triplicare il proprio peso.

 Anoressia, bulimia e obesità sono malattie gravi, di origine psicologica e “funzionano come un trattamento spontaneo a una questione relazionale alla base del rapporto del soggetto con gli altri” e nascono in seguito ad un evento traumatico, come lutti e perdite affettive, maltrattamento e abuso sessuale anche in famiglia in età precoce, e posso essere causati da rapporti conflittuali con i genitori o tra di loro. Tra anoressici e bulimici, il 96% sono donne, il 4% uomini, l’età media è 26 anni, i disturbi compaiono in media a 17 anni. Il 52% proviene da famiglie con uno status medio, il 35,5% alto, il 12,5% basso. Solo l’obesità, a seguito delle patologie e dei danni causati, ha una incidenza sul costo del il sistema sanitario nazionale stimato tra il 2 e l’8%. Nel mondo, il 35% dei bambini è in sovrappeso. Nei Paesi occidentali 8, 10 ragazze su 100 soffrono di bulimia o anoressia. In Italia ogni anno ci sono 25.813 casi di anoressia e 103.253 di bulimia. Secondo l’Eurispes in Italia i bambini avrebbero in generale un rapporto con il cibo abbastanza buono, ma il dato preoccupante riguarda il proprio aspetto fisico: quasi un terzo vorrebbe cambiare il proprio corpo.

 

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