(…) Io vorrei insomma che la mia immagine, mobile, sballottata secondo le situazioni, le epoche, tra migliaia di foto mutevoli, coincidesse sempre con il mio “io” (che come si sa è profondo); ma è il contrario che bisogna dire: sono io che non coincido mai con la mia immagine; infatti, è l’immagine che è pesante, immobile, tenace (ecco perché la società vi si appoggia) , e sono “io” che sono leggero, diviso, disperso (…).

(da Roland Barthes, La camera chiara)

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