PROFEZIA
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Sono nata in un giorno di neve,
con le grondaie bianche e gli uccelli fermi sui rami.
Sono nata d’inverno,
tra fondamenta di sangue e di sudore.

I vasi nei cortili erano gonfi di ghiaccio
e io spingevo dalla carne di mia madre
cercando la spina rossa del mondo, il segno esatto
per cadere come una cometa dentro la luce.
Nacqui azzurra, e cieca
tre giri di cordone intorno al collo.
Mio padre uscì di casa. Lasciò l’orma sulle pietre,
nel silenzio di un cielo che pesava dentro ai nidi,
sulle ossa sepolte di piccoli mammiferi.

I muri scintillavano dentro a giardini selvatici
con gli alberi candidi e radici immobili sotto la terra.
I fantasmi respiravano in fondo agli scantinati.
L’ultima goccia cadeva nel buio e fuori
i campi avevano scordato l’odore delle mele,
il suono dolce che a volte nasce sulle labbra di un uomo.

Quel mattino le parole morivano sulle bocche dei pozzi,
si perdevano lungo le tangenziali bianche della periferia.
Un ritmo tropicale nasceva da lontano,
svaniva dietro il vapore denso dei vetri.

ASFALTO
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L’urlo dei freni.
Il muso della macchina che sfiora la sua testa.
L’uomo era sceso di corsa, la faccia bianca:
– Dov’è tua madre?
– Dov’è tua madre?

La scuoteva con dita di acciaio.
– Dov’è tua madre? – gridava.

La bambina girò la testa, indicò la casa.

La porta era chiusa. Lui batteva. Batteva più forte.
Di là era la voce nervosa del padre, l’ansia di sua madre:
– Un momento, un momento…

Vennero ad aprire con il viso rosso. Respiravano forte.
Sua madre era spettinata, si allacciava il vestito.
L’uomo stringeva il braccio alla bambina,
le lasciava impronte nella carne.
Gridava che i figli non si lasciano per strada,
che quasi la uccideva.
Il padre teneva gli occhi bassi,
si passava una mano fra i capelli.
La madre si chiudeva l’ultimo bottone della blusa.

L’uomo disse di mettere a sedere la bambina,
di darle un poco d’acqua.
Ubbidirono in silenzio. Cercavano l’acqua,
trovarono solo la bottiglia del vino.

L’uomo uscì sbattendo la porta.
La bambina restò sulla sedia:
le gambe a penzoloni.
il vino rovesciato sul vestito,
le gambe a penzoloni.

Nessuno parlava.


Daniela Raimondi vive a Londra dove insegna italiano. Ha pubblicato in varie riviste letterarie e ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti a concorsi nazionali, fra questi il Premio Montale Europa sezione inediti, nel 2004 e il Premio Caput Gauri per l’edito.
Ha pubblicato: Ellissi (Raffaelli, 2005). Inanna (Mobydick, 2006) e Mitologie Private (Edizioni Clandestine, 2007)