Donna corposa, terrestre, mia estate, mia notte,

Perché non ti trovo che muti, non ti vedo

Che nel rapido profilo d’un mutamento inconcluso?

 

Sei familiare e insieme difforme.

Cortese io sono, signora, ma sotto l’albero

Questa sensazione inattesa pretende che’io dica.

Il tuo nome chiaro, senza spreco di sillabe,

E controlli le tue evasioni, t’assicuri a te stessa.

E tuttavia quando ti penso forte e spossata,

 

Curva al lavoro, angosciata, contenta, sola,

Tu rimani per me la figura più che naturale. Tu

Divieni il fantasma dal passo leggero, la distorsione

 

Irrazionale, per quanto fragrante, per quanto cara.

Sì questo: la distorsione più che razionale,

La finzione che risulta dal sentimento. Sì, è questo.

 

Lo capiranno prima o poi alla Sorbona. Torneremo

Dalla lezione al tramonto, compiaciuti

Di sapere che l’irrazionale è razionale

 

Finché una sensazione ci colpirà, in una strada dorata,

E ti chiamerò per nome mio verde mundo fluente.

E tu avrai smesso di girare se non nel cristallo.

 

 

 

Caro Church, 

…la “fat girl è la terra: cio che i politici oggi chiamano il globo, che almeno per come se la immaginano loro, nelle loro teste, credo che rassomigli a un grande oggetto in un’area blu.    (Letters, 426)


Caro Simons,

ai versi 5-6 c’è un doppio significato: (a) un uomo disteso sotto un albero è un simbolo di fissità, permanenza, completezza, l’opposto di un rapido profilo.           (Letters, 444)

 


(da “Note verso la finzione suprema”, Wallace Stevens, traduzioni e saggio introduttivo di Nadia Fusini. Finito di stampare nel mese di agosto 1987, Arsenale Editrice)

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