Della sua goffagine essenziale, dei suoi gesti vani e consumati, dei suoi desideri equivoci e tenaci, del suo “da nessuna parte”, del suo censurato anelito di comunicare, dei suoi viaggi continui e ridicoli, del suo alzare le spalle come una scimmia affamata, del suo riso convenzionale e timoroso, della sua poverissima litania di passioni, dei suoi salti preparati senza rischio, delle sue viscere tiepide e sterili, di tutta questa piccola armonia domestica, il canto deve fare il proprio motivo principale.

Non temete lo sforzo. Attraverso i secoli c’è chi c’è riuscito felicemente. Non importa perdersi per quello, diventare estranei, allontanarsi dal cammino e sedersi a guardare il passaggio delle truppe con uno sguardo spesso di alcol. Non importa.

 

 

(Alvaro Mutis da “Prime poesie”)