(…)

Mi ha mostrato le fotografie di lui. Che strano momento è quello in cui interroghi uno sconosciuto su un’immagine, e l’immagine e lo sconosciuto sono i tuoi nervi, le tue giunture, il tuo midollo spinale. Figlia di un padre ignoto. Lo guardo. Chi mi parla, chi mi risponde? Il fotografo. Ha messo anche la firma dietro la fotografia, dà il proprio nome a chi proprio non l’ha voluto dare. E’ un bel nome. Robert de Greck. (…) Precisa: “Si conservano i negativi”. Il fotografo non è avaro del suo nome. A me tocca il numero 19233. E’ come se l’infinito si trasformasse in un bussolotto pieno di pezzi di carta da estrarre. Il cuore dello sconosciuto che batte dentro il mio pezzo ha un numero. E’ il 19233. E non è tutto: specializzato in grandi ritratti, ingrandimenti con procedimento inalterabile al carbonchio. Grazie fotografo. 

(…)

(da “La bastarda” di Violette Leduc, con prefazione di Simone de Beauvoir, Feltrinelli, 1979)

 

(Foto di Bianca Madeccia)