nel battito di un respiro sottratto per stupore,

dal campo, quasi con forza,

volessero sollevare la terra,

lo stormo si alza,

con un gesto che sfiora l’incanto di ecco,

è il segno che aspettavo,

perché possa fare ritorno,

come le foglie dorate sul dorso

che in autunno

pregano fondendo desiderio

nel prezioso come il colpo di vento

che le riporterà a Bisanzio

 

e dunque tendo

il mio desiderio in un arco

a cui domando

di sfrondare il tuo sesso appeso

come un guscio di mandorla

perché rotto e tolta la scorza

munta e filtrata la fezza

si faccia latte per le mie labbra

 

levandomi con la voglia lo sgocciolo

dell’ora tarda che mi terrà il petto

quando nuda

sarai carne da battesimo, e io mi offrirò lì

dove vorrei mi masticassi un po’,

e per un momento, dei tuoi denti,

saperne pieno il vento

 

e per la notte

in cui sentirò gli ulivi parlare greco,

sotto la luna,

che tra l’impazzire delle cicale,

si renderà piena

del nostro piacere

 

 

 

(Inedito di Sebastiano Adernò)

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