Due traduzioni inedite della poetessa iraniana Jehan Malek Khatun, XIV secolo. La versione italiana dei testi di Jehan Malek Khatun qui pubblicati è a cura del poeta e traduttore Domenico Ingenito. 

COME FIORE SCARLATTO


1. Mi s’insanguina ad ogni respiro
il cuore per amarti,
e poi è dagli occhi che riverso il sangue
del cuore. 

2. Giallo lucente di dolore
si fece il mio volto
per te,
ma di nuovo poi come fiore scarlatto
per le mie lacrime di sangue. 

3. So bene che fievole era
nel tuo petto
il mio ricordo,
eppure a dismisura s’accresceva l’amarti
nell’anima. 

4. Irta e slanciata ero
come una I, ma adesso
guarda come Z si spezza 
la mia schiena
per il tuo abbandono. 

5. Un tempo a me eri incline
per prendermi,
ma che importa,
se incostante è ad ogni momento
la tua natura.

6. Ascolta cuore,
non proviene da chi stringe
il cuore
questa violenza,
sarà la sorte avversa
che tutto così nero dispone.

7. M’ero decisa a liberare
il cuore e l’anima
sulla strada del tuo amore,
per vedere cosa ne sarebbe stato
un giorno.

8. E’ di roccia il cuore
di chi ci stringe il cuore,
e non si cura di noi
se sanguina poco a poco
il ventre della Dama del Mondo. 


Jehan Malek Khatun, da “La Dama del Mondo” XIV secolo, Iran. Traduzione di Domenico Ingenito. [har dam az eshghat delam khun mishavad]

 

QUESTA SGRAZIATA


1. Lunga come i capelli dei belli
la desidero la vita,
ché per un respiro io ti parli ancora
delle mie pene.   

2. Poserò la bocca
accanto al tuo orecchio per parlarti
del destino del Mondo,
ché tu, mosso dall’affetto,
conceda uno sguardo a questa sgraziata.

 3. No, a nessuno potrò raccontare
il mistero d’amarti,
nemmeno al vento potrò parlarne,
incapace di serbare il segreto.

4. S’affretta al suo termine
il nostro incontro
come la vita,
benché lunghe notti io mi lamenti
e pianga
nel tuo dolore. 

5. Era come fiaccola l’anima del Mondo,
davanti alla figura di luna
del tuo viso,
a bruciare,
nelle fiamme dell’addio. 

6. – Per te, io addolorata,
mi è arrivata alle labbra l’anima –
lo ripeto instancabile, e ancora di più tu ripeti che – sì, 
sventurata,
dovrai sopportarle queste pene -. 

7. Cosa può fare questo povero cuore
per sostenere il tormento d’amarti,
in nessun modo la fragile colomba 
può avventarsi sul falco. 

8. L’uccello dell’anima 
di questa sventurata, nel volerti,
solo questo può fare,
volare dritta
verso il tuo vicolo. 

9. Oddio, 
ti scongiuro,
ritorna, anima mia
ritorna al mio corpo
anima,
perché dicano infine
che sì, è trascorsa la vita,
ma è tornata l’anima 
alla Dama del Mondo. 

 

Jahan Malek Khatun, da “La Dama del Mondo”, XIV secolo, Iran. Traduzione di Domenico Ingenito, [hast chun zolf-e botaanam havas-e ‘omr-e deraaz]