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Elektra Zen Suite 

 di Alessandro Brucini 

IL PROGETTO


 

Il progetto di Elektra Zen Suite è un progetto intertestuale, attinge a varie fonti che hanno tramandato il mito di Elettra, dall’antica Grecia ai giorni nostri: Eschilo, Sofocle, Hofmannsthal, Plath. Hamlet è considerata una variazione sullo stesso mito, poiché la struttura della tragedia di Shakespeare lo richiama in maniera palese, per situazioni e personaggi.

La cultura classica giapponese, in particolare la filosofia buddhistico-zen (di cui la mentalità del samurai è intrisa), ha suggerito una forte chiave di lettura, che si è imposta su ogni dettaglio della messa in scena, e che ha determinato la scelta della fotografia e del trattamento del colore, come la scelta della tipologia di recitazione. È stato allora spontaneo integrare anche un testo-culto della filosofia zen: The Unfettered Mind, scritto dal monaco Takuan Soho.

 

Si compone così un corpo testuale eteroclito, che viene interpretato, dalla protagonista meditabonda sul proprio destino, come post-moderno flusso di coscienza.

La struttura narrativa del film, già indicata dal titolo, è la suite. Se il testo è “collagiato” da diverse fonti, se il discorso è franto, si opta per una narrazione a micro-unità, che coincidono con i fatti e le situazioni essenziali della tragedia. Ogni blocco narrativo [sequenza] partecipa alla de-/ri-costruzione della storia.

Sia la funzione di testo-collage, sia l’organizzazione del racconto in suite, sono concetti direttamente derivati dall’idea drammaturgica di Carmelo Bene che trova esito nella sua “scrittura di scena”.

Le otto sequenze che compongono il film sono numerate da 0. [l’antefatto alla tragedia: la morte del padre] a 7. [la vendetta compiuta]. I kanji [letteralmente “caratteri cinesi”] sono un alfabeto ideografico in uso nella lingua giapponese contemporanea [che si serve di tre alfabeti]. E questi segni grafici danno il titolo ad ogni sequenza [con traduzione inglese del significato], in modo da valorizzare ed, in qualche misura, enfatizzare la presenza dell’elemento grafico.

Fattore sperimentale e decisamente innovativo, a livello tecnico-linguistico, è l’inserimento dell’immagine digitale, ripresa in 4/3, nel formato 16/9: ciò consente un costante utilizzo della distorsione mobile per aumentazione in orizzontale. Con tale procedimento, l’immagine “si muove ad occupare lo spazio di troppo”. tecnica sfruttata in relazione al contenuto dell’immagine stessa, per un’adiacenza piena di significante e significato. 

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