Caro M.,

ecco che cosa avrei voluto dirti venerdì sera, purtroppo non ci potrò essere quindi ti mando due righe: l’altro ieri leggendo un testo di un amico ho pensato che i grandi talenti in Italia ci sono stati lungo tutto il ventennio che abbiamo corso con ansia e malata partecipazione, ma come mai i migliori si sono sottratti?

Forse non volevano condividere con le istituzioni e le vuote burocrazie dell’immobilismo le statiche e corrotte congreghe e le fraterie camorristiche dei mediatori, figure sempre più presenti, perdona il mio mantra, con aggressività da competizione, ma senza competenza. Figure, o meglio figuri, che “determinano” il mercato culturale comportandosi, piccoli come sono, da infimi diavoli, (come sai bene Satana è colui che divide) che vogliono governare quella massa informe e “anarchica” dei privi di talento, degli schiavi dell’opportunismo, perciò dei soggetti “senza intenzione”.

Sono stati favoriti mediatori e agenti che possono produrre qualche nientità solo seguendo le opportunità di soggetti privi di talento che, respinti dalla comunità di coloro che vivono l’espressione artistica e culturale come una oppressiva e gioiosa necessità (una tigre che ti divora e ti salva), vengono giocati e impiegati nei diversi ruoli dalle università delle arti e delle scienze della comunicazione.
Questi mediatori hanno distrutto la critica e anestetizzato il pubblico (P.P.P. aveva colto l’omologazione prima di tutti e gli insulsi della neoavanguardia andrebbero letteralmente presi a schiaffi), hanno torto ogni “differenza” con la forza della volgarità. Intendo con la squallida arma della notorietà.
La fragilità morale e la prepotenza emotiva degli “artisti” hanno fatto il resto.

La situazione, fanghiglia e sirene omeriche della visibilità, è davanti gli occhi di tutti, chi non la vede o partecipa al banchetto (quindi provo per questi orrore e commiserazione) o non ha gli strumenti per partecipare a questa supposta discussione.

Ora bisogna parlare solo di ciò che come un macigno si è depositato nella nostra consapevolezza, ma che spesso la maschera ipocrita, consolandoci, ci fa dimenticare.
Ogni altro programma è chiacchiera, risentimento, vuoto a perdere. E io in questi vent’anni di tempo, volevo dire di denaro, ne ho perso fin troppo.
Ora bisogna pronunciare solo una lunga serie di no, no, no. Siamo stanchi di tutta questa merda, non possiamo più deglutire perché, come diceva quello, “abbiamo una gola che canta”.

Un abbraccio,

Luca

Annunci