da LA PAROLA SCURA, di LEONE D’AMBROSIO,
edizioni Azimut, 2009


CROCE NEL CUORE

C’è sempre chi ti somiglia
e ricordarti è croce nel cuore.
Avessi saputo mentirti
in questo resto di febbraio,
mi sarei inventato la vita
ora che la neve d’inverno tace.
C’è una rosa nel bicchiere
e io chiamo per nome,
ha il viso tuo la sera
e la bocca è la parte matura
che non si guasta.
Dove sei ora che ti cerco?
Nel ramo strappato alla fiamma
o forse, nel rezzo che avanza.

PIETRA FOCAIA

Scroscia la luna sopra il mare
e il cielo è un riparo forzato
per il sonno che ci aspetta.
Pietra focaia hai la mia stessa pena,
non sai indicarmi il destino
per quando sarò vecchio
e avrò un figlio cresciuto.
Nella stagione incerta
non voglio urli di treni
che per te fanno musica,
ma il passo affrettato
per sfuggire dai miei compleanni.

DI FUOCO IN FUOCO

Il cuore s’allumacò per una stella
che ancora batte sotto l’anima.
Io ti portai di fuoco in fuoco
e tu fosti vestaglia di vento
al mio guanciale tradito.
Chissà a chi andrà quell’allegretto di mare,
prima che faccia giorno.
E ti cerco nella mora di gelso
ma nel frutto pieno tu sei foglia
germogliata all’improvviso.


L’ARANCIO, IL MARE, LA LUNA, IL VULCANO

“Si va oltre le persiane del dolore” questa volta. Ben oltre. “La parola scura” suscita interesse e stupore per la sua parte crepuscolare, la sua magia, la sua materialità. La sintassi mediterranea cristallizza il vento e i riferimenti mitologici. Cio che mi colpisce, rispetto alle precedenti poesie di Leone D’Ambrosio, è l’apparizione folgorante del dolore e nello stesso tempo permanente, come la lava di un vulcano, a volte sospesa e sotterranea, esplosiva e distruttrice, matrice vesuviana di terra feconda. Il mistero di ciò che lega l’arancio, il mare, la luna impasta la lingua del poeta, ma è certo che il fascino opera e agisce a lungo. I sentimenti sono concreti. Voglio dire che il dolore, l’amore, la compassione, diventano entità universali. Eppure, con tanto di profumo marittimo e di languore meridionale. (GUILLOME CHPALTINE)

UN PUDORE AUTENTICO

“(…) Leone D’ambrosio ha colto nel segno quando recupera a distanza la chiave della memoria con immagini capaci di restituire a momenti di sconforto e di nostalgia. Nel parlare della sua natura, essenzialmente lirica, mi sento di accennare soprattutto al coraggioso abbandono ad un autentico pudore.
Senza alcun dubbio la sua è una poesia colta e il suo dettato poetico è magnifico. Sono contenta di aver incontrato un vero poeta e sono certa di non esagerare se dico che tra i molti libri che ricevo ogni anno, il suo essere poeta mi ha colpito in modo particolare e mi conferma di quanto oggi debba essere inteso il difficile mestiere di poeta.
Ma D’Ambrosio lo sa, e riesce a farlo con grande saggezza e passione. (
GABRIELLA SOBRINO)

(Su LA POESIA E LO SPIRITO una recensione e altri testi di Leone D’Ambrosio)

(Su “La dimora del tempo sospeso” testi tratti da “Non è ancora l’addio, di Leone D’Ambrosio)