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Molti ricordano ancora la volta celeste infiammata da oriente a occidente

il metallo infuocato crollare in verticale con forza illimitata

mentre tutta la mia vita nel suo insieme si imponeva debole

La mia infanzia lanciata sopra i cavalli tramutata in fuoco

stella ardente piena dello stesso mistero del firmamento

lì dove il sole moltiplica i riflessi dei suoi raggi

intersecata da sontuose nuvole d’oro

So bene che la visione resta stridente e sanguinosa

guardare le ruote del carro rubare il fuoco

essere la candela su cui si spengono le tenebre

stare seduti a destra o a sinistra degli dei

il fulgore di quell’idiozia tangibile e risplendente sopra le vostre teste

un bianchissimo coraggio convertito in semplicità centrale

in vampa fugace e misurabile, in quell’errore,

l’inganno dei filosofi, il sogno duro a morire

di un potere positivo

(Bianca Madeccia)