You are currently browsing the category archive for the ‘prosa poetica’ category.

Create le bestie! Inventate la loro storia. Affilate i loro grandi artigli. temperate i loro becchi curvi e tenaci. Date loro un itinerario calcolato e sicuro.

Ah, chi non conserva un bestiario per arricchire determinati momenti e affinché serva come compagnia per il futuro!

Estendiamo il dominio delle bestie. Che comincino ad entrare nelle città, che costruiscano il loro rifugio negli edifici bombardati, nelle fogne straripate, nelle torri inutili che commemorano date dimenticate. Entriamo nel regno delle bestie. Dal loro prestigio dipende la nostra vita. Loro apriranno le nostre migliori ferite.

 

(da “Prime poesie”, Alvaro Mutis).

Annunci

(…)

Mi ha mostrato le fotografie di lui. Che strano momento è quello in cui interroghi uno sconosciuto su un’immagine, e l’immagine e lo sconosciuto sono i tuoi nervi, le tue giunture, il tuo midollo spinale. Figlia di un padre ignoto. Lo guardo. Chi mi parla, chi mi risponde? Il fotografo. Ha messo anche la firma dietro la fotografia, dà il proprio nome a chi proprio non l’ha voluto dare. E’ un bel nome. Robert de Greck. (…) Precisa: “Si conservano i negativi”. Il fotografo non è avaro del suo nome. A me tocca il numero 19233. E’ come se l’infinito si trasformasse in un bussolotto pieno di pezzi di carta da estrarre. Il cuore dello sconosciuto che batte dentro il mio pezzo ha un numero. E’ il 19233. E non è tutto: specializzato in grandi ritratti, ingrandimenti con procedimento inalterabile al carbonchio. Grazie fotografo. 

(…)

(da “La bastarda” di Violette Leduc, con prefazione di Simone de Beauvoir, Feltrinelli, 1979)

 

(Foto di Bianca Madeccia)

nave.jpg

“Io credo che l’incanto infinito e misterioso che nasce dalla contemplazione di una nave, e soprattutto di una nave in movimento, deriva, nel primo caso, dalla regolarità e dalla simmetria, che sono uno dei bisogni primordiali dell’essere umano, al pari della complicazione e dell’armonia; e, nel secondo caso, dalla moltiplicazione successiva e dal generarsi di tutte le curve e figure immaginarie prodotte nello spazio dagli elementi reali dell’oggetto.L’idea poetica che emerge da questa operazione del movimento delle linee, è l’ipotesi d’un essere vasto, immenso, complicato, ma euritmico, d’un animale pieno di genio, che soffre e sospira tutti i sospiri e tutte le ambizioni umane”.(Charles Baudelaire, da “Diari intimi”)

I viaggiatori delle spiagge di settembre sono silenziosi. Arrivano lentamente e si dirigono ognuno con passo diverso verso la luce dorata. Cercano il vuoto e se proprio devono condividere spazi, si avvicinano a persone prive di elettricità distruttiva.

Nelle prime camminate concentrate come quando provi un movimento nuovo tutti quei fiori blu e cerchi di controllare tutta l’esecuzione, ci riesci ma ancora non è fluido dissolte nell’acqua tutte quelle corse a piedi nudi sulle scogliere e tutte quelle persone che e tutto quel camminare sulla sabbia a qualcosa è servito ti ricordi come stavamo bene? ti ricordi come ci divertivamo? è grave ma come si fa a perdersi le scarpe tutta quella strada per trovare il ristorante vietnamita e tu sei caduta senza avvertirmi?

(Pietre dense di solchi strati segni rosa nere rese lucide dallo strusciare infinito del piede umano aranci limoni amaranti rose bianche e pitasforo schiuma di mare caledoiscopio di luci crepe di bellezza ovunque)

 

piede-1.jpg

Leggi il seguito di questo post »

 
La bambina utile un giorno aprì alle bambine inutili.
 
Era da molto che premevano alla porta, così, le lasciò entrare.
 
In pochi minuti,
le bambine inutili presero possesso della casa.
 
La loro prima azione
fu bruciare pile di libri da cui divamparono storie ardenti.
 
La fiamma,
che mai prima aveva brillato tra quelle pagine,
ora svettava incontrastata.
 
La cenere,
bianca e compatta, riposava a terra, cipria cocente
di rare pagine avoriate di buona grammatura.

 

 

(Da “La bambina utile”, inedito) 

Variazioni sul buio

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: