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Create le bestie! Inventate la loro storia. Affilate i loro grandi artigli. temperate i loro becchi curvi e tenaci. Date loro un itinerario calcolato e sicuro.

Ah, chi non conserva un bestiario per arricchire determinati momenti e affinché serva come compagnia per il futuro!

Estendiamo il dominio delle bestie. Che comincino ad entrare nelle città, che costruiscano il loro rifugio negli edifici bombardati, nelle fogne straripate, nelle torri inutili che commemorano date dimenticate. Entriamo nel regno delle bestie. Dal loro prestigio dipende la nostra vita. Loro apriranno le nostre migliori ferite.

 

(da “Prime poesie”, Alvaro Mutis).

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Della sua goffagine essenziale, dei suoi gesti vani e consumati, dei suoi desideri equivoci e tenaci, del suo “da nessuna parte”, del suo censurato anelito di comunicare, dei suoi viaggi continui e ridicoli, del suo alzare le spalle come una scimmia affamata, del suo riso convenzionale e timoroso, della sua poverissima litania di passioni, dei suoi salti preparati senza rischio, delle sue viscere tiepide e sterili, di tutta questa piccola armonia domestica, il canto deve fare il proprio motivo principale.

Non temete lo sforzo. Attraverso i secoli c’è chi c’è riuscito felicemente. Non importa perdersi per quello, diventare estranei, allontanarsi dal cammino e sedersi a guardare il passaggio delle truppe con uno sguardo spesso di alcol. Non importa.

 

 

(Alvaro Mutis da “Prime poesie”)

Qui non viene data integralmente la preghiera di Maqroll il Gabbiere. Abbiamo riunito solo alcune delle sue parti più salienti il cui uso quotidiano raccomandiamo ai nostri amici come antidoto efficace contro l’incredulità e la gioia immotivata.

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