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LA SPOSA DEL MARE

Decise di restare con noi, la donna gardenia caduta dal cielo con rumore di piedi. Passava il tempo a disegnare piccole croci sui muri. Ogni giorno ci mandava notizie delle ossa spente, del passo divorato dalla ruggine, della carena disastrata dalle mareggiate. E così cresceva in acque senza pace e ci allontanava il sonno. Tutte le notti assieme al cigolio degli alberi maestri e sartie che le occorrevano per sostenere il peso di stelle incalcolabili, si percepiva un gemito. Un canto umido che sembrava narrasse di un cuore logorato dal sale. Ma la sua bocca in realtà continuava a ripetere: “io voglio solo tornare”.

Il frammento originale di Maria Grazia Calandrone

Puoi vederla sul fondo del mare:
lei è coperta da solchi di ruggine. A ogni passo
il suo cuore batteva più pesante,
più inzuppato
di acqua marina. Ma la bocca
ripeteva io voglio
solo tornare.

 

 


(Immagine di Giusy Calia. Rielaborazione in prosa di Bianca Madeccia di un frammento poetico tratto da “Le metafore dell’amor perduto”, poemetto inedito di Maria Grazia Calandrone.)

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ANNEGAMENTO
      

Sono annegato stamattina

ed eccomi qua sano e salvo. Leggi il seguito di questo post »

 

Due traduzioni inedite della poetessa iraniana Jehan Malek Khatun, XIV secolo. La versione italiana dei testi di Jehan Malek Khatun qui pubblicati è a cura del poeta e traduttore Domenico Ingenito. 

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Per la follia del bene del mio sempre molto pensare

ho il dovere della notte che m’informa nella testa:

mi è questa l’occasione dell’amore dato per bocca. Leggi il seguito di questo post »

Dal tg rai del 26 dicembre 2008. Prende fuoco una baracca nella pineta di Castelfusano. Nell’incendio muoiono una donna romena di 33 anni col suo bambino.

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nel battito di un respiro sottratto per stupore,

dal campo, quasi con forza,

volessero sollevare la terra,

lo stormo si alza,

con un gesto che sfiora l’incanto di ecco,

è il segno che aspettavo,

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Poi donatami sequenza

del tuo ombelico scoperto,

nel fulcro del condominio

(terza scala per salire al cielo)

leggo il tuo anagramma Amrita,

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Variazioni sul buio

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