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Potenza celeste che ti nascondi nelle pieghe

dell’encefalo,

dote senza fondo elargita al genere umano

in saecula saeculorum,

tu sei innumere come la via lattea

e molteplice come l’erba.

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Miei versi in Dedalus di Ivano Mugnaini, blog-progetto di volo panoramico in forma di parole

Guardate com'è sempre efficiente
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l'odio,
con quanta facilità supera gli ostacoli
come gli è facile avventarsi, agguantare.
Non è come gli altri sentimenti,
insieme più vecchio e più giovane di loro,

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Quindi per prima cosa
ci dimenticheremo della faccia

Poi
ci spoglieremo
di voce, passo, ombra
sorriso, sguardo, carne, numero di scarpe

Di noi resterà solo un nome
lettere
che già vanno separate

Anonimi scultori di finzioni
oblio e silenzio
ci cancelleranno
presto
dalle mappe


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Paolo Melissi e L’acqua e la pietra

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Il 30 marzo 2008, ore 19.30, presso il Monastero San Giovanni Evangelista, a Lecce, verrà presentata la plaquette poetica “L’acqua e la pietra” di Bianca Madeccia. Mauro Marino e Luciano Pagano i relatori. Valentina Parentera al piano. La presentazione è a cura dell’Associazione culturale “Terra D’Ulivi“.

Madre
Dove son finite le tue parole di ieri?

Le ho lasciate entrare dentro di me
– grata –
acqua nella terra secca

Nulla
a parte quei pezzi di vetro
che stanno lì piantati da una vita.

Lo porto scritto in faccia

– Assolvimi Madre
perché non ti somiglio –

E tu l’hai fatto Madre

Tu hai fatto piovere
le parole giuste

– Chi è sano va via –

(inediti)

I viaggiatori delle spiagge di settembre sono silenziosi. Arrivano lentamente e si dirigono ognuno con passo diverso verso la luce dorata. Cercano il vuoto e se proprio devono condividere spazi, si avvicinano a persone prive di elettricità distruttiva.

Nelle prime camminate concentrate come quando provi un movimento nuovo tutti quei fiori blu e cerchi di controllare tutta l’esecuzione, ci riesci ma ancora non è fluido dissolte nell’acqua tutte quelle corse a piedi nudi sulle scogliere e tutte quelle persone che e tutto quel camminare sulla sabbia a qualcosa è servito ti ricordi come stavamo bene? ti ricordi come ci divertivamo? è grave ma come si fa a perdersi le scarpe tutta quella strada per trovare il ristorante vietnamita e tu sei caduta senza avvertirmi?

(Pietre dense di solchi strati segni rosa nere rese lucide dallo strusciare infinito del piede umano aranci limoni amaranti rose bianche e pitasforo schiuma di mare caledoiscopio di luci crepe di bellezza ovunque)

 

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Su http://www.booksweb.tv/ nella sezione “Inviati spontanei” una mia piccola clip fotografica (la definizione d’immagine non è eccezionale) realizzata a Roma il 21 gennaio 2008 che riprende l’intervento della poetessa Iolanda Insana durante la manifestazione “Ritratti di poesia” organizzata da Vincenzo Mascolo. 
 
Ringrazio qui Antonio Zoppetti.
 

 

 

Annaffiami la luna.

Spazzolami i denti delle scale.

Trasportami nella tua valigia di carne sul mio letto d’ossa.

Cuocimi un tuono.

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“Se il mattino fosse una chiave la getterei nel pozzo,

cammina lenta, mia graziosa luna, cammina lenta

che il sole del mattino dimentichi di sorgere,

cammina lenta, mia graziosa luna, cammina lenta”

 
La bambina utile un giorno aprì alle bambine inutili.
 
Era da molto che premevano alla porta, così, le lasciò entrare.
 
In pochi minuti,
le bambine inutili presero possesso della casa.
 
La loro prima azione
fu bruciare pile di libri da cui divamparono storie ardenti.
 
La fiamma,
che mai prima aveva brillato tra quelle pagine,
ora svettava incontrastata.
 
La cenere,
bianca e compatta, riposava a terra, cipria cocente
di rare pagine avoriate di buona grammatura.

 

 

(Da “La bambina utile”, inedito) 

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Dunque,

non dimenticare che per te

io rimarrò in attesa per secoli

voltando le spalle a quella soglia.

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Oramai non saprò più

cosa di me pensasse A.

Se B. fino all’ultimo non mi abbia perdonato.

Perché C. fingesse che fosse tutto a posto.

Che parte avesse D. nel silenzio di E.

Cosa si aspettasse F., sempre che si aspettasse qualcosa.

 

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Questa poesia non è dedicata a te.

Forse ci entrerai un pochino,

ma nessuno ti troverà qui, nessuno.

Sarai cambiata prima della poesia.

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L’acqua è la dannazione della pietra,

così la sconfitta si ripete attraverso i tempi.

Con la sabbia tra i denti,

la goccia batte e scava,

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La mamma lo tiene prigioniero da quarantacinque anni. Non si può allontanare da lei. Questi sono gli ordini. Allora lui, allora lui, dicevo, allora lui, per sopravvivere si è trasformato in anaconda. Non viaggia molto, anzi per niente. Sta perlopiù fermo, striscia attorno alla casa. Oppure guarda le foto delle bambine discinte attraverso l’oblò sul mondo, la scatola elettronica dei giochi, insomma, lì, dove ci sono le bamboline vive, quelle che puoi circondare e stritolare con un click. Leggi il seguito di questo post »

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(“Terra”, scultura materica di Bianca Madeccia)

Non ha alcun senso. Il bastardo continua a sbatacchiare quelle sue piccole dita rachitiche sulla consolle, come un maledetto aspirante pianista, offendendo con quell’orribile sinfonia che produce tutto il creato e il senso stesso della vita.

Distrugge le regole del cosmo e le rifonda a modo suo, senza poesia, senza geometria. Un vero golpe di idealità che sta annientando tutto ciò che di sacro appare ai miei occhi.

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Comincia, efebo, col percepire l’idea

Di questa invenzione, questo mondo inventato,

L’idea inconcepibile del sole.

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Mi arrangio come posso
ad addensare sapore
attorno alla vostra esistenza

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AGITARE L’OCCHIO PRIMA DI VEDERE.

 

Vedere il nascosto è alla portata di tutti, ma la tradizione ci ha abituato a credere che solo gli Indovini, i Profeti e i Poeti vedano di nascosto. Il nascosto è spesso il Futuro, ma più frequentemente è il Presente stesso. quando si chiede ad un uomo di approfondire il suo “vedere” generalmente risponde: “io non sono un profeta”. Invece io affermo di essere profeta, non nel senso intimidatorio, eccezionale, ma nel senso che ogni uomo può coltivare il verbo Vedere. La vera utilità della poesia (Poiesis= creare) è di sviluppare agriculturalmente in ognuno le proprie facoltà poetiche. È a questo che serve la poesia.
Non è poeta chi scrive solo poemi, è poeta chi vede il nascosto (e qui che viene la grande mistificazione). La poesia è un metodo scientifico di vedere. Anche la scienza è volgarmente mistificata nelle sue applicazioni, ma il vero scienziato cerca di rivelare in senso apocalittico (rivelazione) il reale, il vero comportamento della materia.

 

(Sebastian Matta Echaurren)

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Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri
donna del disincanto
raccolgo pene di cuore e amoreggiamenti
in questo mondo ricoperto di polvere

 

E sono cosi’ brava
che ho un camposanto tutto mio
E’ una gioia a primavera
potare le roselline bianche e sfrondare la verbena

 

Dei fiori che colsi ne faccio corone
Di quelli che non colsi
poesie che poggio sulle lapidi

 

In ogni angolo della mia anima
c’e’ una lapide ad un Dio differente

 

(“Epitaffi”, da “Stagioni”, edizioni Lietocolle 2007)

Variazioni sul buio

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